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FESTIVAL DELLA POESIA EUROPEA
2. Edizione

Schwerpunkt”della seconda edizione del Festival della Poesia Europea che si è svolta a Francoforte dal 14 al 16 maggio, sono stati i Paesi Bassi. Il Console Generale Jan Hesseling ha patrocinato il grande evento culturale insieme al Comune di Francoforte, Sindaco Petra Roth. La manifestazione del Festival “Poeti d’Europa”, si è svolta nella sede storica, la Plenaarsaal del Römer. Il saluto d’apertura l’ha dato il rappresentante del Sindaco, l’Assessore Kaspar che ha rilevato la valenza del Festival in una metropoli come Francoforte. Jan Hesseling, nel suo intervento, si è detto particolarmente onorato essendo stati invitati due poeti dell’area linguistica olandese: Hans van de Waarsenburg per i Paesi Bassi e Stefan Hertmans per le Fiandre e ha ricordato che la lirica ha la capacità di esprimere i pensieri, le visioni, i desideri in una forma e lingua che non sono sempre accessibili ad altri generi letterari. Attraverso le diverse voci poetiche l’ascoltatore può aprirsi a nuovi modi di pensare, a nuove opinioni.

 

 

Ha continuato a lodare l’iniziativa di Marcella Continanza che ha fatto diventare Francoforte, la città di Goethe, il centro dove si incontrano poeti da ogni parte d’Europa e per questo le ha dato il suo appoggio e le ha augurato tanto successo.
A presentare i cinque poeti “ospiti d’onore” è stato il giornalista Federico Hermanin de Reichenfeld dopo l’intervento critico dei testi poetici del professore Carmine Chiellino. La prima sul podio, in un’aria carica di silenzio e di attesa, era Lei, Dacia Maraini con la sua aura di grande della letteratura. Era la “sua prima volta” in Germania come Poetessa. Del Festival dice che ha una valenza e non solo a Francoforte ma anche in altre città europee bisognerebbe organizzare incontri sulla poesia. A ruota hanno presentato i loro versi l’olandese Hans van de Waarsenburg, Direttore del festival internazionale “Poetry nights” che ha luogo ogni due anni a Maastricht, il belga Stefan Hertmans, Professore all’Accademia di Belle Arti a Gent, che ha letto versi inediti scritti apposta per il Festival, il polacco Jaroslaw Mikolajewski, poeta, giornalista del quotidiano “Gazeta Wyborcza” e Direttore dell’Istituto di Cultura polacco a Roma. Poeti molto noti nei loro Paesi e per il pubblico una piacevole scoperta. Da ultimo Michael Krüger, tra i più importanti poeti tedeschi e anche il più noto presso il pubblico italiano perché tradotto da tempo in Italia.

La musicalità e la diversità delle lingue rendeva suggestiva la “Lesung”. L’attrice Manuela Koschwitz ha riproposto le poesie in tedesco, lingua franca per l’occasione. Momenti intensi musicali con il flauto di Farida Kulakova. L’Associazione “Donne e poesia Isabella Morra” che ha organizzato la 2° edizione di questo Festival merita un grazie particolare perché donne “armate” solo di poesia, hanno saputo fare un Festival di qualità. La sera precedente, il 14 maggio, c’era stato un incontro presso la libreria Internazionale “Südseite”. All’appuntamento erano presenti Marisa Giuliani, giornalista e traduttrice che vive a Bruxelles, il tedesco Hartmut Bart-Engelbart, autore e traduttore di
Gründau, moderatore Pino de March, poeta o come lui stesso ama chiamarsi, attivista poeta, di Bologna.
Il tema della serata “Poesia e integrazione in Europa”. La Giuliani ha raccontato e letto le sue esperienze che da Roma l’hanno portata a Bruxelles. Bart-Engelbart si è concentrato sulla madre lingua, ricordando la venuta dei primi Italiani in Germania. Ha continuato poi leggendo una poesia-profezia “Alì dagli occhi azzurri” di Pasolini che prevedeva già nel 1960 la venuta dei barconi pieni di clandestini. Pino de March detesta la parola “integrazione” perché dà l’idea che qualcuno debba essere disintegrato. March è un poeta che ama i clochard, i dissociati e li paragona all’aristocrazia stravagante.
Infine il 16 maggio alla vecchia Literaturhaus “Vivere tra le lingue. L’alfabeto del traduttore - Incontro tra autori e traduttori” il tema della discussione. La traduzione è un genere difficile e ancor più difficile è tradurre la poesia. Il belga Stefan Hertmans fa notare che la zona nella quale lui vive è una babele tra lingue e dialetti: olandese al nord e fiammingo al sud. Si parla fiammingo ma si scrive in olandese. Il cuore però è latino, dovuto alla dominazione spagnola del passato. Bart-Engelbart fa riflettere come sia difficile la traduzione di una parola come “erba”, dove in certe zone della Germania esistono circa venti possibilità per tradurre una semplice parola come erba. De March ha cominciato a scrivere i primi versi, dove i testi non sono solo parole ma esperienze di vita. Certo, le esperienze di vita, la memoria della lingua, continua il polacco Jaroslaw Mikolajewski, il quale scrive il ricordo della sua infanzia e perciò in polacco. Le traduzioni spesso richiedono lavoro duro e Mikolajewski non legge mai il romanzo fino alla fine perché altrimenti non c’è sorpresa. E le idee? Come si fa tradurre le idee? Non si traducono. Tradurre Pasolini è difficile perché il linguaggio è intriso di marxismo e la gente non capisce che ci può essere della poesia, ma solo ideologia. Per la Giuliani il traduttore è anche poeta, in grado di capire la finezza della lingua, in grado di creare, quando traduce, qualcosa che nell’altra lingua non esiste. Tutti d’accordo nel dire che l’umore, l’ironia differente da una lingua all’altra, sono gli aspetti più difficili da tradurre. I poeti e traduttori, molto presi dalla discussione, dicevano battute “Noi facciamo l’Europa. Si può essere europei anche così. Questo “Maggio poetico Francofortese” lo si deve a Marcella Continanza, la quale ha messo in relazione diverse realtà catturandone i segni di vita poetica in Europa e offrendo la possibilità di incontri, dibattiti e confronti fra le culture. Siamo orgogliosi che proprio un’italiana a Francoforte abbia creato questo reticolato di voci europee.
Anna Maria Micheli Kiel
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